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In cauda venenum

Aver perso in un sorteggio la sede italiana dell’Agenzia del Farmaco a favore di Amsterdam suona beffardo.

Si tratta di prestigio, soldi, indotto. E “giocarsela”, nel pareggio finale dei voti, alla monetina come fosse una semplice gara dilettantistica non fa ben sperare sulle capacità di scelta del Vecchio Continente.

Affidarsi poi alla sorte per il “farmaco”, “medicina” sì ma anche “veleno”, fa pensare all’antico adagio “in cauda venenum“. Che è quanto la sorte ci ha infine regalato sul finale di questo spareggio.

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Ormai siamo quasi tutti come il Coniglio Bianco di Alice.

In corsa frenetica e quasi disperata per raggiungere qualcosa che neppure più sappiamo.

Perdendo di vista il nostro personale e intimo Paese delle meraviglie.

Le prime pagine dei quotidiani odierni raccontano quanto non succedeva da sessant’anni: l’Italia fuori dai mondiali di calcio.

La foto più usata quella del portiere azzurro Buffon che piange e si dispera.

I titoli tutti impietosi a tratteggiare la storica disfatta: “Vergogna nazionale”, “Figuraccia mondiale”, “Fuori dal mondo”, “Apocalisse azzurra”, “Mondiali addio”, “Buio a San Siro”, “Disfatta azzurra”, “Tutti a casa”.

Sopravviveremo, certo. Senza afose notti magiche e senza quella pia illusione che almeno nel calcio contassimo qualcosa sullo scacchiere internazionale.

La lezione sembra essere, ancora una volta, più umiltà e applicazione. E fine dei giochi di potere nelle alte sfere.

Ps: intanto per ora, come da atavica usanza italiana,  nessuno si è dimesso.

La mancanza di valori, l’individualità sempre protagonista rispetto al comune agire, l’egoismo sfrenato e, soprattutto, l’assenza di speranza, possono essere alcune delle ragioni che hanno portato la corruzione e il degrado nella nostra società.”

Da “Quello che non si doveva dire” (2006) di Enzo Biagi, giornalista italiano (9 agosto 1920 – 6 novembre 2007)

La pioggia, finalmente

E infine la tanto attesa pioggia è giunta.

Sarà per una sacca atlantica che si è fatta strada, sarà per le reiterate preghiere propiziatorie, sarà quel che sarà, il cielo ci sta finalmente regalando acqua.

Ma non tutto è bene quel che ben finisce. Perché i problemi restano.

Il terreno risulta talmente secco da avere un suono sordo e l’acqua, invece di imbibirlo dandogli benessere, gli scivola sopra come su di un telo impermeabile.

Le città continuano ad essere contenitori di anidride carbonica e polveri sottili, così che l’acqua in arrivo non è sufficiente a lavare l’aria mefitica.

E noi umani? Rischiamo di scordare il buon odore della pioggia, quello che dilava l’anima, trascinando a valle dei nostri pensieri le nuvole interne.

Eppure siamo noi ad avere reso l’arrivo della pioggia un evento sempre più raro. Stendendo un velo sul nostro cielo.

L’indifferenza 2.0

Video musicale del compositore Moby, anno 1999.

La capacità degli artisti di vedere avanti.

2 novembre, le memorie

Noi aleggiamo in questo luogo – noi, le memorie.

Da “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters