Feeds:
Articoli
Commenti

13 Dicembre: Santa Lucia.

Minima luce, che però riluce.

Annunci

Ricordo, quindi sei

Ricordo, quindi sei.

Quando però il procedimento razionale incespica affaticato per il turbinio del tempo che ineluttabile scorre, allora abbandono del tutto gli ormeggi neuronali.

E ogni volta, in modo sorprendente e inaspettato, la navigazione riprende la rotta del cuore che sente.

Quindi ricordo, perché sei.

A mamma Marisa.

L’ addobbo 2.0

Un tempo “addobbare” era “in-vestire” un cavaliere, quindi in modo più ampio “investire di dignità” qualcuno.

Poi si passò a vestire a festa l’albero, rendendolo “albero di Natale” coi relativi addobbi.

E se oggi “in-vestire” noi stessi e gli altri di dignità fosse la nuova frontiera, l’addobbo 2.0?

Tutti ci lamentiamo di tutto. In perenne insofferenza rancorosa. Senza fare nulla per mutare nulla. Segno del tempo?

Forse. E allora si rende necessario anche solo un semplice cambiamento di prospettiva.

Osservare dall’alto, non in senso morale ma solo diverso, il mondo che ci scorre sotto, come suggerisce Harry Styles nel suo video “Sign of the time”, forse ci regala uno sguardo “altro”.

Così succede a Gulliver. Che comprende, attraverso una prospettiva nuova, il limite delle nostre umane categorie.

Dicembre, profumo di…

Fingo, in questo lembo finale dell’anno, di sentire profumo di arancia e cannella, come si confà al mese di dicembre.

Siamo in realtà investiti da venti puzzolenti di guerra, col respiro che si fa corto per i miasmi nauseabondi dell’intolleranza e il fetore invadente della violenza. Che hanno messo all’angolo attenzione, buone maniere, gentilezza.

Quelle sì al profumo di arancia e cannella.

Un messaggio di speranza, quello dell’ultima fatica musicale dei Negramaro. In cui la bellezza torna, infine, a visitarci. Stropicciata, ma vivida.

Portandoci  “i vecchi tempi / con le loro camicie fiammanti” e le “storie da cortile / che facevano annoiare / ma che adesso sono aria / buona pure da mangiare”. E con la natura a darci indicazioni su “come volare / per raggiungere orizzonti / più lontani al di là del mare”.

Un luogo sacro, di preghiera, è tale ad ogni latitudine, e sacrilego è qualsiasi atto violento perpetrato in tale luogo. Tanto più se preventivamente pensato per fare più vittime possibile, ovvero una strage.

E i fedeli musulmani uccisi venerdì scorso nella moschea egiziana di Bir al-Abed nella regione del Nord Sinai non sono diversi dai cristiani, dai buddisti, dagli ebrei, ovvero da chi è dedito alla preghiera in un luogo a tale atto preposto.

Ma allora perché così scarsa copertura mediatica alla riflessione sulla notizia e così tiepida compartecipazione di noi tutti a quel popolo?

E dire che forse proprio qui si gioca la possibilità di svolta, ovvero non un distinguo barbaro e primitivo tra religioni diverse, ma un bando morale tout court sugli atti terroristici, ovunque avvengano e chiunque colpiscano.

Tanto più quando la vittima sacrificale è la via religiosa moderata, quella che cerca il dialogo con gli altri fratelli, come il sufismo, la via mistica dell’Islam. Quella che è stata colpita in tale vile attentato. Che però non fermerà le danze rotanti dei dervisci e il loro modo pacifico di avvicinarsi all’Alto. Rispettando l’altro.